Incontrando Emergency: Afghanistan CameraOscura


Estratto da Afghanistan CameraOscura  pag. 252-259

22 settembre 2006. 
Di sera, come al solito, mi fermo nella mia camera d’albergo a trascrivere i miei pensieri e i ricordi su quanto ho vissuto durante il giorno. I vicini di stanza, spinti dalla curiosità di conoscermi, vengono a trovarmi spesso e mi invitano a cenare con loro sul terrazzo. Qui non si usa bussare, si apre la porta e si entra salutando alla musulmana:
«As-Salam Alaykum – La Pace sia con te.»
Se la porta è chiusa a chiave, si va semplicemente via, senza insistere. Una sera però, qualcuno bussa. Apro e vedo un uomo con in mano un walky-talky e una donna con il velo. Lui mi saluta in inglese, lei in italiano.
«Siamo Rahmatullah Hanefi e Marina Castellano di Emergency, l’ONG italiana.»
[…]

Approssimativamente 3-4 ottobre 2006.
La volta successiva, circa una settimana dopo, il guardiano all’ingresso mi chiede di depositare non solo le attrezzature fotografiche ma anche il computer portatile. Rahmatullah mi dirà, poi, che di norma dovrei avere un’autorizzazione dal coordinatore di Emergency in Kabul anche per usare saltuariamente internet. Mi presta, ad ogni modo, il suo computer per accedere alla posta.
Subito, però, dopo essermi collegato col server della e-mail, noto con sorpresa che alcuni dei messaggi ricevuti sono già stati aperti e di conseguenza letti da qualcuno. Mi sorprendo così tanto che mi rivolgo a Rahmatullah:
«Qualcuno ha aperto le mie e-mail!»
«Cosa? – mi risponde – hai dato la tua password a qualcuno?»
«No! Nessuno conosce la mia password.»
«E allora sono stati gli americani! Loro possono fare tutto quello che vogliono in questo paese!» Conclude.

Non condivido la sua considerazione e abbandono la conversazione mentre continuo a leggere i messaggi in arrivo. D’altronde, si sa che i servizi di sicurezza internazionali hanno libero accesso alla posta elettronica di tutto il mondo e non hanno certo bisogno di password. Agiscono sempre in modo invisibile, nel senso che possono leggere una e-mail prima del legittimo destinatario, senza lasciare alcuna traccia. La e-mail non apparirà mai già letta, e questo non è il mio caso.

Qualche giorno dopo, incontro finalmente il coordinatore di Emergency, Marco Garatti, un medico italiano. Anche lui è stato informato della avventura vissuta nel mio primo giorno a Lashkar-Gah con le Forze dell’ordine.
«Allora sei stato arrestato! Hai visto la nostra clinica nel carcere?»
«Veramente non sono stato proprio arrestato e neanche portato in carcere. Mi hanno trattenuto per dei controlli sulla mia identità. Probabilmente mi avevano scambiato per un combattente arabo.»
«Più che arabo tu sembri pakistano…» mi risponde.
Gli dico della mia intenzione di documentare la situazione in varie parti dell’Helmand e chiedo di poter fotografare il lavoro di Emergency a Lashkar-Gah, in particolare la condizione dei feriti che arrivano in ospedale. Inoltre, chiedo di poter usare, saltuariamente, la loro connessione internet, data la difficoltà di trovarne un’altra. Mi dice che mi farà sapere.

La risposta arriva qualche giorno dopo tramite Marina e Rahmatullah:
«Ci spiace ma non puoi fotografare nel nostro ospedale e tantomeno vedere i nostri pazienti. Anche riguardo a internet, ci dispiace ma non sei autorizzato.»
«Ma perché?», chiedo con sorpresa e delusione: «Rispetto la decisione, ma quale è il motivo? Per quale ragione non posso, non dico fotografare, ma almeno vedere i vostri pazienti? A Kabul, nel Maiwand Hospital mi hanno perfino autorizzato a documentare quattro ore di intervento chirurgico di una bambina di nove mesi, e nel Badakshan ho fotografato cliniche e ospedali per conto dell’ONU. Qui a Lashkar-Gah, invece, in un ospedale italiano mi è negato ogni forma di accesso alla struttura, a parte il vostro ufficio. Perché? Internet, poi, mi sarebbe molto utile per comunicare saltuariamente con il mondo esterno, e qui trovo l’unica connessione disponibile. Quale è la ragione? Vorrei almeno capire.»

Non mi rispondono e non mi guardano. Pensano!
Insisto nel chiedere le ragioni. Poi Marina mi risponde in modo secco:
«…Questioni di sicurezza» e Rahmatullah aggiunge «Se necessario, ti farò utilizzare internet, mi assumerò io la responsabilità, ma vieni qui nel tardo pomeriggio quando lo staff internazionale va via. Non voglio che loro ti vedano.»

Dichiarazioni di Gino Strada (al pubblico italiano) riguardo Lashkar-Gah
Roma, 9 Luglio 2007 – Piazza Farnese  «…Il fatto che una parte del mondo dove si sta compiendo crimini venga esclusa e negata dalla possibilità di informare i cittadini del mondo, io credo sia di per se un altro crimine.» […]

11 Maggio 2008 – RAI3  «…i nostri ospedali sono pieni di feriti di guerra in un modo particolare nell’ospedale di Lashkar-Gah, che si trova esattamente al centro di una grossa campagna militare, di campagna di bombardamento della NATO, eh… i feriti sono lì da vedere….» […]

Estratto da: Afghanistan CameraOscura  di Kash Gabriele Torsello  | 320 Pagine | 180 Fotografie | ISBN 9788890617300 | KASH GT 2011

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Comments
4 Responses to “Incontrando Emergency: Afghanistan CameraOscura”
  1. icittadiniprimaditutto says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  1. […]  scambiammo i numeri di telefono e mi invitarono a visitare l’ospedale  (clicca qui per ulteriori info)   Ma a te non risulta e non risulta neanche al Corriere della Sera quando il 4 novembre 2006 […]



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